di Anna Barbara Pacifico

Oggi vorrei approfittare di quanto è accaduto a Cittadella in provincia di Padova, per parlarvi di un fenomeno molto più frequente di quanto si possa pensare: il coinvolgimento dei figli nella “lotta intestina” che spesso i coniugi ingaggiano con la separazione. (leggi la storia di due precedenti)

Il mio precedente intervento sembra quasi profetico perché riguardava la sofferenza dei figli quando i genitori sono in disaccordo tra loro.

In tantissimi anni di collaborazione con i Tribunali Ordinari, in qualità di consulente Tecnico d’ufficio o di consulente di parte, sono venuta a contatto non solo con molte storie dolorose di separazioni, ma, soprattutto, con molti bambini che vivono la stessa esperienza di quel bambino veneto e si  barcamenano tra un genitore e l’altro, spinti a dover scegliere qual è, per loro, l’amore più importante per la loro vita.

La coppia presa dal tumulto della separazione non riesce a mantenere una chiara percezione del proprio ruolo genitoriale e trascina nella battaglia i figli, inconsapevoli del danno che stanno facendo loro.

Le dinamiche che scaturiscono dalla “rabbia” e dal “livore” di alcune separazione sono così simili da sembrare un copione già scritto ed interpretato altre volte.

Quello che fino a poco tempo prima era un padre attento o una madre amorevole, diventa per l’altro coniuge un padre inaffidabile o una madre egocentrica. I figli, non solo, devono, in breve tempo, imparare a vivere i tempi, i modi ed i luoghi diversi dove poter frequentare il genitore che va via, ma devono ascoltare le parole pesanti, gli insulti che un  genitore riversa sull’altro.

Tanti ricordi mi si affollano alla mente: penso ad una piccola di 3 anni che, ogni volta che andava a casa dell’uno o dell’altro genitore, veniva lavata e vestita con abiti diversi. Come se entrambi volessero “nettare” quanto di sporco potesse provenire dalla casa dell’altro.

Chissà se quei genitori si sono mai chiesti che impatto potesse avere su di lei quel comportamento “quasi ossessivo”? Ed io mi chiedo : che donna è diventata oggi? Sarà riuscita a superare quella sensazione di separatezza, che le volevano infliggere a tutti costi?

Ricordo un’altra bimba, molto piccola, che durante uno dei tanti colloqui fatti presso il consultorio, scelse di sedersi tra i suoi genitori, quasi a voler essere mediatrice tra loro per poterli proteggere entrambi, o forse per proteggere se stessa dai loro attacchi di rabbia, o…. forse cercava di unirli ancora????

Un altro dei comportamenti usati dai genitori separati è quello di “usare” i figli come messaggeri. Non volendo più parlare con il coniuge, chiedono ai figli di riferire per loro quanto dovrebbero invece chiedere direttamente all’ ex compagno/a di vita. Che dire poi di quando viene impedita la visita all’altro genitore, adducendo mille banali scuse, ma semplicemente per punirlo dell’abbandono che questi ha attuato chiedendo la separazione?

Tra i tanti casi trattati ricordo quello di un bambino negato all’altro genitore per ben 5 anni. Durante tutto il primo colloquio il piccolo continuava a sostenere che era lui che non voleva vedere il papà e la sua mamma non “ c’entrava”, salvo poi, al primo incontro protetto (quello che viene fatto alla presenza degli psicologi e degli assistenti sociali) a sciogliersi in lacrime alla vista del suo “babbo” ed a corrergli incontro per abbracciarlo e gridargli il dolore per essersi sentito abbandonato. Queste e tante altre sono le storie di cui potrei parlare. Di sicuro  non  dobbiamo mai sottovalutare le reazioni dei nostri figli di fronte alla separazione. Esse sono diverse in rapporto all’età, al sesso, al livello di maturità, al ruolo occupato nella famiglia e soprattutto al livello di preparazione emotiva ricevuto in precedenza, ma di questo parleremo una prossima volta.

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