di Giulia Di Pietro

Una delle protagoniste indiscusse delle tavole imbandite in questo periodo di festività che ci lasciamo alle spalle è stata senz’altro la melagrana, il frutto della pianta del melograno, appartenente alla famiglia delle Punicacee.

Le sue origini vanno ricercate in Nord Africa e nel Caucaso, anche se oggi questa pianta è coltivata in tutto il bacino del Mediterraneo e addirittura in Nord America.

Fin dai tempi più antichi, questo frutto è stato considerato simbolo di fertilità e ricchezza ed è per questo che ancora oggi, così come ai tempi degli antichi Romani, in alcune culture la tradizione vuole che le spose intreccino i suoi rami tra i capelli nel giorno del matrimonio.

Il frutto del melograno si presenta come una bacca carnosa, avvolta da una buccia spessa e dura, con un colore che va dal giallo intenso al rosso, a seconda del grado di maturazione. La melagrana, al suo interno, presenta numerose cavità in cui sono racchiusi i semi detti arilli,  in numero di 600 circa per frutto.

In realtà, la parte edibile ammonta solo al 59% e i semi possono essere consumati così come sono o se ne può ricavare il prezioso succo (la cosiddetta granatina) che ha virtù paragonabili a quelle del tè verde, essendo ricco di sostanze antiossidanti, i polifenoli, in grado di prevenire molte patologie cardiovascolari.

In particolare, l’assunzione del succo di melagrana rallenterebbe l’insorgenza dell’arteriosclerosi, abbasserebbe la pressione sanguigna sistolica e migliorerebbe il profilo lipidico.

Inoltre si è visto come tale succo abbia anche un effetto gastroprotettivo, oltre ad essere un potente antitumorale, soprattutto nei confronti del carcinoma della mammella e della prostata, come dimostrato di recente da un gruppo di ricercatori americani, autori di un lavoro scientifico pubblicato su PNAS (Proceedings of the National Academy of Science).

Sembra infatti che esso sia in grado di rallentare o addirittura inibire del tutto la proliferazione delle cellule tumorali, forse grazie alla presenza di acido ellagico, una sostanza contenuta anche in altri alimenti, quali le fragole e le noci.

Secondo diversi studi, il succo di melagrana potrebbe rivelarsi utile in menopausa, in quanto capace di attenuare alcuni disturbi legati a questa particolare fase della vita, quali depressione e fragilità ossea.

Ancora, i tannini (responsabili del suo caratteristico gusto acidulo) e le antocianine contenuti nel succo eserciterebbero un “effetto barriera” nei confronti dei raggi ultravioletti, principali responsabili dei tumori a carico della pelle.

Si è visto poi come un bicchiere di succo al giorno risulti efficace nel contrastare la progressione del morbo di Alzheimer, oltre che rivelarsi utile contro l’artrite, in quanto inibisce la degradazione della cartilagine, preservando l’integrità e la funzionalità dell’articolazione.

Alla radice della pianta, invece, si attribuiscono proprietà antibatteriche e antielmintiche, in grado cioè di combattere la tenia. Inoltre le radici vengono impiegate nell’industria cosmetica, grazie al loro elevato contenuto in coloranti. Se osserviamo le tabelle di composizione degli alimenti redatte dall’INRAN, scopriamo che 100 g di frutto contengono 80,5 grammi di acqua, 15,9 grammi di zucchero solubile e forniscono 63 Kcal. Interessante il contenuto in potassio (addirittura 290 mg!), fosforo, sodio, nonchè in vitamine A e C.

Poichè il sapore dei suoi semi vira dall’acido al dolce, in cucina la melagrana trova largo impiego, non solo a livello puramente decorativo. Essendo molto versatile, infatti, può essere accostata sia a piatti dolci che salati: si va dagli aperitivi alla carne, dai risotti al pesce, dai dolci alle insalate.

Al momento dell’acquisto, bisogna tener presente che la melagrana giunge a maturazione solo se è attaccata ancora alla pianta, per cui il frutto deve presentare un colore rosso vivo con sfumature gialle per essere pronto al consumo. E’ importante anche che la superficie sia priva di macchie, non sia molle o ammaccata. Se integra, la melagrana si conserva in luogo fresco e asciutto anche fino a 10 giorni.

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