di Giulia Di Pietro

Con il termine OGM s’intende un organismo geneticamente modificato, ovvero un essere vivente in cui parte del genoma sia stato alterato con tecniche di ingegneria genetica che consentono l’aggiunta, l’eliminazione o la modifica di elementi genici.

L’uso delle biotecnologie, soprattutto in ambito agricolo, ha suscitato fin dall’inizio forti perplessità e opposizioni, di natura socio-economica, politica, filosofica ed etica, oltre che propriamente scientifica.

Esiste infatti la concreta possibilità di immissione di allergeni nella catena alimentare; di un aumento della resistenza di patogeni naturali a determinati antibiotici o altre sostanze; di conseguenze su specie diverse da quelle desiderate; di diminuzione della biodiversità.

Per quel che riguarda l’induzione di effetti indesiderati di resistenza, sappiamo che alcune piante OGM permettono di ridurre l’uso di diserbanti grazie all’inserimento nel loro genoma di geni che conferiscono resistenza ai pesticidi.

Ma cosa succede, per esempio, se tali geni si trasmettono da una pianta coltivata ad un’erbaccia che cresce nelle vicinanze?

Si potrebbe generare una pianta infestante capace di sopravvivere anche in aree trattate con diserbanti, dal momento che il meccanismo di trasferimento laterale dei geni è ben noto.

D’altro canto, lo scambio di materiale genetico tra specie affini non è una novità, poiché avviene da sempre tra specie coltivate e selvatiche grazie all’impollinazione incrociata.

Inoltre, la scelta delle piante da coltivare ha sempre influito sulle popolazioni di insetti, a prescindere dall’adozione di varietà transgeniche.

Molte piante OGM diventano resistenti ai parassiti grazie all’introduzione di geni ricavati da particolari batteri che consentono di produrre tossine letali per gli insetti ma innocue per l’uomo.

Tali tossine, tuttavia, potrebbero causare danni gravi anche alle popolazioni di insetti utili, come gli impollinatori.

Il rischio fondato, poi, che insetti e funghi diventino sempre più resistenti può essere superato grazie al fatto che i coltivatori di OGM sono obbligati a seminare anche una certa percentuale di sementi non transgeniche, in modo da ridurre la pressione selettiva sugli organismi.

Per quel che concerne la biodiversità, l’uso di coltivazioni standardizzate con poche specie ultraselezionate e uguali in tutto il mondo, crea una condizione di instabilità che espone a rischi potenzialmente gravi.

I sostenitori degli OGM ritengono che i valori nutrizionali potenziati, i raccolti più abbondanti e la resistenza allo stress idrico e climatico siano tutti fattori che renderebbero gli OGM la soluzione tanto attesa alla fame nel mondo.

Secondo i detrattori, invece, il costo elevato delle sementi geneticamente modificate è destinato ad influire negativamente sulle economie più deboli, se consideriamo anche il fatto che di anno in anno vanno riacquistate, in quanto non si può riseminare parte del raccolto.

Per ora, a trarne giovamento, sono solo le aziende produttrici di sementi e i grandi agricoltori, mentre il reale miglioramento delle pratiche agricole con l’annessa riduzione dei costi produttivi rimane una prospettiva ancora lontana.

L’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (EFSA, european Food Safety Authority)  richiede che siano prodotti periodicamente accurati dossier, che attestino la sicurezza dei prodotti.

Il limite di questa pratica sta nel fatto che le ricerche vengono condotte dalle stesse aziende produttrici, per cui potrebbero risultare poco attendibili.

Un altro possibile rischio per la salute, come abbiamo detto, è rappresentato dall’eventualità che le piante geneticamente modificate possono contenere proteine normalmente assenti nella variante tradizionale che potrebbero scatenare reazioni allergiche inaspettate nei consumatori.

D’altra parte, però, è oggi possibile prevedere in anticipo se una proteina possa causare allergie, oltre al fatto che il costante monitoraggio dei prodotti consente di verificarne la sicurezza nel tempo ed eventualmente ritirarli dal mercato.

Secondo altri, ancora, l’impiego di tecnologie sempre più raffinate rende gli OGM più sicuri dei prodotti tradizionali, anche se le conseguenze di una nuova tecnologia, come è noto, a volte si fanno sentire solo a distanza di molto tempo.

Escludendo scelte radicali, quale la messa al bando di OGM, si potrebbe optare per soluzioni più ragionevoli, quale l’utilizzo sotto stretto controllo con aree ben delimitate per le coltivazioni OGM; norme più rigide sull’etichettatura; l’incentivazione di biotecnologie sicure e rispettose dell’ambiente, con un “utilizzo dolce” delle biotecnologie, supportato anche da validi programmi già esistenti dell’Unione Europea.

Si tratta comunque di un campo in continua evoluzione che richiede approfondimenti mirati e su cui sicuramente torneremo quanto prima.

LEGGI QUI tutti gli arti interventi della dottoressa Giulia Di Pietro nella rubrica “La Nutrizionista”

Print Friendly, PDF & Email