Sotto una quercia, un ragazzo scappa dai cocenti raggi solari che illuminano il bosco. E’ giorno, il sole spicca nel cielo terso, la maestosa palla di fuoco si specchia nelle pozzanghere formate la notte prima quando pioggia e lampi davano spettacolo nel cielo. Il ragazzo sperduto nel bosco, intraprende il cammino alla ricerca di qualche casa dove chiedere aiuto. Nel suo cammino solitario si sentono i versi degli animali, il fruscio delle foglie, il sibilio del vento e lo scricchiolio delle foglie sotto i piedi che accompagnano il ragazzo nel suo cammino. Lungo la strada sente un pianto disperato provenire da un cespuglio, il ragazzo si avvicina e trova un bambino con la lacrime agli occhi. Le gocce passeggiano sul viso del bambino. Il ragazzo chiede il perché di quel pianto, l’altro dice che Servodio è morto e che lui è una sua sentinella. Servodio ha ucciso il sindaco di Santeramo per ordine di suo zio malavitoso, così i carabinieri si sono messi alla sua ricerca. Così Servodio si è nascosto in una masseria sulle Murge e i bambini lo aiutano salendo sulle colline per avvistare e scrutare il bosco così da avvisarlo se si avvicinano i carabinieri. Quel giorno però quando la sentinella è salita sulla collina ha visto i carabinieri avvicinarsi, così si è nascosta dietro un albero e ha sentito l’odore della resina, il vento che filtrava nella corteccia. Ha incominciato a correre, ma le guardie l’hanno preso, ha provato a liberarsi ma erano troppo forti ed erano anche armate. Lo hanno costretto a rivelare il nascondiglio di Servodio e si sono messi in marcia per prenderlo. Il bambino è corso per avvisarlo, ma prima che arrivasse, ha sentito i carabinieri urlare: “ Esci, Servodio, sei circondato!”. Allora si è fermato, si è chinato a terra e ha sentito gli spari, Servodio era morto, i carabinieri se ne sono andati e Vito era a terra morto. “ E’ tutta colpa mia, è tutta colpa mia” .Scoppia in un pianto ed eccolo qui: “ Non ti disperare” dice il ragazzo : “ non è colpa tua, non è colpa tua!”.

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