Ero con mio padre a coltivare, ma quando arrivarono le guardie mio padre fu ferito ma non morì.
Rimanemmo solo io, mio fratello se ne era andato. Dopo tre anni e due giorni che ormai c’eravamo dimenticati di quel giorno, andammo a divertirci in campagna.
Arrivammo a un muretto a secco e a un filo dividevano i campi. Passammo da sotto per vedere la masseria che era lontana su una collina una po’ più da vicino. C’erano tanti bambini, alcuni sulle colline con uno sguardo sprezzante, la mano sulla fronte a parare gli occhi dal sole, e un bastone pronto a lanciarlo contro le guardie, e alcuni sul muro della masseria. A me e a mio fratello ci fecero entrare e ci confidarono il segreto di Servodio. Ci dissero tutto su di lui e ci dissero anche che mangiava cetonie dorate, coleotteri, e altri insetti della campagna, e poi ci dissero una cosa importantissima, che era inseguito dalle guardie. Allora capimmo che era un ladro e quindi per proteggerlo facemmo parte di loro. Arrivarono le guardie e uno dei bambini fu ucciso e decidemmo di avvertire subito Servodio e di farlo nascondere. Fummo proprio io e mio fratello a portarlo in posti dove nasconderlo e lo portammo nella nostra casa cosi non lo potevano trovare, ma casa nostra era stata occupata già da altre persone.
Quindi ci facemmo prestare qualche arma da loro. Andammo contro le guardie. Il cappuccio di Servodio fu colpito dalle guardie e lo guardammo per bene, era nostro padre, allora ci facemmo coraggio e uccidemmo le guardie. Poi andammo a vivere nella masseria perché’ non voleva che ci preoccupassimo.

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