#domenica #pensierisparsi

Torno a casa dopo un’altra notte di guardia. Ho incontrato cristo.

È inchiodato ad un letto e ha ferite sui polsi, non chiodi ma aghi cannula e non viene da Nazareth ma da Taranto dove non ha passato 40 giorni nel deserto ma 35 anni, faccia a faccia con l’amianto, al posto di ulivi secolari.

Ho dovuto pungerlo anch’io per l’ennesima volta. Mi sono scusata semmai gli avessi fatto male.

Mi ha rassicurato, niente gli farà più male di quanto non abbia fatto il mestiere che gli serviva per guadagnarsi da vivere e crescere quei bambini oggi adulti e i nipoti che non si chiamano come lui, ma non gli dispiace, l’importante è che siano sani.

Non può nutrirsi, ha collegato un tubo bianco, che fa da pane e da vino.

Stamattina ha sentito l’odore del caffé, ha chiuso gli occhi e si è lasciato pervadere dall’aroma che proveniva dalla cucina. Sapeva di non poterne bere e quel profumo di caffé era forse l’unica carezza in questa fredda giornata.

Di situazioni come questa ne capitano e ne ricapitano. Di cristi inchiodati ad un letto ce ne sono tanti, di sicuro sono di più di quelli inchiodati alla croce, alcuni addirittura camminano e possono parlarti.

Peccato che la gente non sappia ancora riconoscere la sofferenza nascosta dietro un sorriso di plastica.

Nessuno viene a lanciarti un salvagente se stai annegando in un oceano di disperazione.

#pensierisparsi

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